La Scuola di Perroncito

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Nel  gennaio 1915 viene nominato professore straordinario di patologia generale a Cagliari. L’Italia però entra in guerra e Perroncito viene chiamato alle armi. A guerra finita viene nominato professore ordinario di patologia generale a Cagliari e direttore del relativo istituto.   Nel 1922 torna a Pavia come successore di Golgi e diviene preside della facoltà di medicina nel 1925. Figura molto carismatica e capace di suscitare grandi entusiasmi nei giovani ricercatori, Perroncito sembra essere in grado di rinverdire i fasti dell’Istituto nel solco della tradizione prestigiosa avuta in eredità dal suo illustre zio. In questo periodo l’Istituto è frequentato da 44 medici e studenti con posto fisso, quattro dei quali beneficiano di una borsa di studio della Fondazione Rockefeller. Una cospicua parte di essi si dedica a ricerche scientifiche originali. I temi di ricerca sono quelli classici istologici sul sistema nervoso, le rigenerazioni, gli innesti, ma si lavora anche su temi di ematologia, di batteriologia, sulla nutrizione e il ricambio, oltre che sull’eziologia dei tumori

Per i risultati delle sue ricerche, Perroncito gode ormai di grande prestigio sia in Italia che all’estero.  Tra i suoi allievi spicca Piera Locatelli i cui studi sull’influenza del sistema nervoso sulla rigenerazione sollevano grande interesse anche all’estero e nel 1925 valgono alla giovane ricercatrice il premio Lallemand dell’Académie des Sciences di Parigi. Altri allievi studiano le rigenerazioni dei diversi tessuti e organi: Giuseppe Massenti studia la rigenerazione del fegato, Luigi Scotti Foglieni quella del  miocardio, Giuseppe Pellegrini quella testicolo, Angelo Migliavacca, che diventerà in seguito ostetrico, si occupa della rigenerazione dei tendini e Claudio Capelli di quella della milza. Un altro settore oggetto di studio sistematico è quello relativo agli innesti. Gli allievi Mario Sechi e Vittorio Pettinari fanno studi sull’innesto del testicolo e dell’ovaio, Lanfranco Lazzarini su quello del tessuto osseo, Giorgio Boattini sugli innesti di tiroide e paratiroide e di capsule surrenali, Umberto Collevati sul trapianto degli occhi. A 47 anni, Perroncito è al vertice della carriera, dirige un Istituto scientifico di fama mondiale, è circondato da una Scuola giovane, promettente e galvanizzata dalla passione e dalla fede nella ricerca che la sua grande personalità sa trasmettere. Il suo spirito combattivo non è tuttavia sufficiente a vincere la sfida più grande e con la sua morte si chiude così anche l’avventura della sua scuola.